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Citrus aurantium bizzarria

La Bizzarria o Citrus aurantium “Bizzarria”, come suggerisce il nome, è un agrume molto raro e unico. Questo frutto nonostante possegga le caratteristiche genetiche dell’arancia amara, ha dentro di sé le peculiarità di tre tipi di agrumi: arancia, cedro e limone.

Produce frutti mostruosi e bitorzoluti con fasce longitudinali di diversi colori, dal giallo al all’ arancione e al verde. I frutti maturano da dicembre a fine febbraio. E’ una pianta molto resistente alle basse temperature, se conservata al chiuso regge anche fino a -15 gradi.

Storia  

Il direttore del Giardino Botanico di Pisa, Pietro Nati, nel 1674 fu il primo a scrivere, nell’introduzione a una Osservazione fitologica fiorentina, che la Bizzarria fu scoperta nel giardino della villa suburbana del marchese Panciatichi detta  Torre degli Agli,  nel 1644. Francesco Redi, illustre naturalista, nel 1665 scrive della bizzarria a Leopoldo de Medici: “…una bizzarria esternamente fatta a strisce alternative irregolarmente di cedrato e d’arancio…la tagliai nel mezzo e mi avvidi di aver tagliato tre pomi incastrati l’uno nell’altro. Il primo conteneva in seno gli altri due. L’altro pomo che succedeva era un’arancia schietta tanto nella buccia quanto nell’agro, il terzo e ultimo pomo… era un cedrosino ben fatto e senza punto di mescolanza d’arancio”.

Questo frutto aveva talmente incuriosito i Medici che lo fecero piantare nei giardini delle loro ville.

Dopo più di trecento anni c’è ancora molta confusione sull’ origine di questo “bizzarro” frutto che ha le caratteristiche dell’arancio amaro, del cedro e del limone. La teoria dominante oggi è quella dell’ibrido d’innesto, che è nato casualmente da una mutazione gemmaria tra il portainnesto arancio amaro ed il limone cedrato. Questa mutazione, quindi, avrebbe causato la nascita di un germoglio con le caratteristiche di tutte e due le specie.

A inizio Novecento la bizzarria si pensava perduta, invece l’ hanno ritrovata nel giardino della Villa Medicea di Castello, conservata e riprodotta tramite innesto. È stata poi ripiantata nel giardino di Boboli ed all’Orto Botanico di Firenze.

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