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Il Cappero di Pantelleria IGP

Il Cappero di Pantelleria è il prodotto principe dell’isoletta siciliana incastonata nel blu del Mediterraneo, a metà tra Italia e Tunisia. Contrariamente a quanto molti pensano non si mangiano i frutti ma i boccioli dei fiori non ancora schiusi.

Caratteristiche

La pianta di cappero (Capparis spinosa) ha trovato l’habitat ideale a Pantelleria dove cresce rigogliosa grazie al suolo di origine vulcanica e al clima caldo e ventoso. E’ un arbusto tipico della flora mediterranea, alto fino a mezzo metro e con foglie di forma ovale e di colore verde scuro. I fiori sono belli e vistosi, di un colore tra il rosa e il bianco.

Nell’isola, i capperi sono coltivati per la maggior parte nella zona meridionale dell’isola, anche nei punti più ripidi. I contadini per domare questi pendii hanno costruito una moltitudine di terrazzamenti, dove in apposite fosse vengono coltivate queste piante. Il vento perenne presente sull’isola seccherebbe le piante; le buche, invece, consentono alla pianta di ripararsi e creare un microclima in cui prosperare.

Tra fine maggio e inizio settembre inizia la fioritura del cappero, ed è allora che si cominciano a raccogliere i bottoni floreali (boccioli). Vanno raccolti quando sono di dimensioni piccole o medio piccole perché una volta fatti maturare assumono il sapore migliore.

La produzione da parte della pianta è continua, tanto che si possono raccogliere capperi ogni otto/dieci giorni. La raccolta di questi boccioli avviene rigorosamente a mano, sotto il sole e piegati tutto il giorno, dall’alba, per evitare che la fioritura.

Il Cappero di Pantelleria IGP ha una forma sferica, a volte leggermente allungata, il colore è un verde tendente al senape. Il calibro è sui 9mm e più sono piccoli più il sapore è migliore.

Dopo la raccolta i capperi vanno fatti maturare in salamoia.

Maturazione

I capperi, infatti, non possono essere consumati freschi, perché aspri e dal gusto sgradevole. Con la maturazione assumono le loro caratteristiche più apprezzate: l’odore, il sapore e compattezza. Una volta raccolti, i capperi vengono portati dai contadini panteschi a maturare in tini riempiti di salamoia, con procedimenti tramandati di generazione in generazione e custoditi gelosamente.  La salamoia è costituita da sale marino grosso e il tutto va mescolato ogni giorno per circa dieci giorni.

La conservazione nel sale marino consente di mantenere i capperi per molto tempo e per mangiarli basta una sciacquata sotto l’acqua corrente.

La storia del cappero di Pantelleria

Il cappero di Pantelleria, già nell’antichità, era apprezzato come ingrediente in cucina, per il suo sapore, per le sue qualità benefiche e per le sue proprietà afrodisiache. Era talmente famoso che ne scrissero importanti autori greci e romani, come il greco Dioscoride e il latino Plinio. Proprio grazie a queste caratteristiche, nei secoli, questo cappero ha continuato ad essere riconosciuto ed apprezzato.

In età moderna il primo a dare notizie su questo cappero fu Domenico Romoli, detto Panunto, nel suo trattato culinario “La Singolar Dottrina” del 1560. A riguardo, Panunto sosteneva: «…quei che mangeranno non hauran dolore di milza, ne di fegato… son contari alla melanconia, proucano l’ourina…» e infine aggiungeva che i capperi fan vivace il coito.

Lo scrittore Carlo Volontè, poi, nel suo “Ricette Pratiche”, ha scritto: “Ed anzi è proprio l’Italia che vanta i migliori capperi del mondo: sono quelli dell’isola di Pantelleria, dove oltre a crescere splendidi allo stato spontaneo, i capperi vengono coltivati su ampia scala”.

Nel 1996 la Comunità Europea ha conferito al Cappero di Pantelleria l’Indicazione Geografica Protetta, per l’unicità e la superiorità di questo prodotto.

 

 

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