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La mela campanina è una varietà di mela tipica della bassa modenese e mantovana.

La mela campanina

Le mele campanine sono piccole e con una forma schiacciata, hanno un peso di circa 85-95 grammi. La buccia è sottile e verde, con sfumature rosse se il frutto rimane esposto al sole. La polpa è bianca, soda e molto profumata.

La campanina è poi un frutto molto resistente, dato che può conservarsi per molto tempo anche senza refrigerazione. Si raccoglie, infatti, ad ottobre e si riesce a conservare tutto l’inverno.

La mela campanina contiene acido ascorbico, polifenoli e pectine, che sono potenti antiossidanti

Un po’ di storia

Non si conoscono precisamente le origini di questa mela, ma il primo accenno è di Francesco Argelati, che nel 1751 nel suo Decameron descrisse il personaggio di Bartolomea Gualandi come «una delle più belle e vaghe giovani di Pisa, la quale ancora ventiquattr’anni non aveva, fresca e rotondetta che pareva una mela modenese».

Nel 1815 il botanico e pomologo, Giorgio Gallesio, Gallesio, definì la campanina come il “pomo di Modena”, in quanto il semenziale era stato rinvenuto in zona.

Scrisse di questo pomo a metà Ottocento, anche lo storico mirandolese Don Felice Ceretti, nel trattato di agricoltura “Indicatore Mirandolese” cita di “… pomi detti campanini dei quali nell’autunno si fanno larghe provviste e si trasportano fino a Venezia e ad altre città”.

Dopo la Seconda guerra mondiale, la coltivazione di campanine fu abbandonata in favore di varietà più produttive e commerciali, e solo nell’ultimo paio di decenni è stata recuperata per piccole produzioni.

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