fbpx
 In Approfondimenti, Approfondimenti vari, Cibi dal mondo, Curiosità

Leggende patagonine sulle bacche di calafate

Se andate a fare un fantastico viaggio in Patagonia, nei sentieri di montagna, vi potreste imbattere nelle bacche di calafate. Sono bacche blu scuro che crescono su piccoli cespugli rannicchiati sotto gli alberi. Non è un mirtillo, anche se l’aspetto potrebbe ingannare. Il periodo in cui è possibile imbattersi in questi arbusti colmi di bacche blu è da novembre a marzo, durante la primavera/estate australe.

L’arbusto di Calafate, berberis microphylla, ha steli coperti da piccole spine e foglie sempreverdi, squadrate e di piccole dimensioni. Cresce fino a circa un metro d’altezza.

 

Leggende sulle bacche di calafate

L’ arbusto di calafate non è solo una pianta autoctona. Le sue bacche sono fonte di numerose e diffuse leggende locali: che mangia una bacca di calafate tornerà in Patagonia.

Questa credenza nasce da due storie di origine diverse.

La prima storia riguarda un’anziana donna Tehuelche. Questi indigeni, conosciuti dagli europei anche come Giganti della Patagonia per la loro altezza, erano una tribù originaria della regione. Erano cacciatori nomadi che, quindi, si spostavano alla ricerca di cibo per la Patagonia.

Un inverno, mentre la tribù si stava preparando per trasferirsi in un altro luogo, l’anziana signora si accorse di essere troppo debole per affrontare il viaggio. Senza nessun aiuto e supporto da parte degli altri membri della tribù, fu abbandonata in balia dell’implacabile inverno locale.

A causa del freddo estremo, la donna avrebbe potuto morire da un momento all’altro, ma all’improvviso fu trasformata in un cespuglio di calafate riuscendo così a sopravvivere. Gli uccelli si riparavano dal freddo e dal vento tra i suoi solidi rami e d’estate tornavano a mangiare i frutti.

 

L’altra leggenda, invece, tratta di una bella e giovane donna di nome Calafate, che era la figlia del capo Aonikenk. I suoi occhi, di un bel colore dorato, erano considerati il suo punto forte. Il padre era orgogliosissimo di sua figlia, ma anche estremamente geloso e protettivo nei suoi confronti.

Un giorno Calafate incontrò un giovane della tribù rivale, Selknam. I due s’innamorarono a prima vista, ma essendo entrambi consapevoli che le loro tribù non avrebbero mai permesso l’unione, escogitarono un piano per scappare insieme. Aonikenk non poteva accettare che sua figlia si unisse a Selknam, tanto che arrivò a pensare che fosse posseduta dallo spirito malvagio Gualicho. Andò, quindi, da uno sciamano per chiedergli di liberare la ragazza ed evitarne la fuga. In risposta, lo stregone trasformò Calafate in un cespuglio, con fiori gialli, come gli occhi dorati della giovane.

Il giovane Selkham la cercò ovunque nel momento fissato per la fuga, quando finalmente trovò il cespuglio in cui era stata trasformata. Avendo poi l’arbusto le spine, il ragazzo poteva guardarla ma non toccarla. Distrutto dal dolore, il ragazzo perì.

Lo sciamano, provato dall’angoscia e dalla sofferenza arrecate ai giovani innamorati, ebbe pietà di loro e trasformò i fiori gialli in bacche viola che rappresentavano il cuore di Selknam, in modo che i due potessero stare insieme per sempre.

Da quest’ultima leggenda è nata la profezia del “ritorno in Patagonia” per chi mangia le bacche di calafate, simbolo d’amore.

acquista online su fruttaweb.com

Commenti da Facebook

Post recenti

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca