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Quando si pensa all’ uva senza semi, molte persone pensano che siano OGM, ma è un grave errore. Infatti, l’uva senza semi non è stata creata dall’uomo in tempi recenti, ma è frutto di una mutazione genetica spontanea e la conoscevano già i Corinzi più di duemila anni fa.

Perché l’uva può essere senza semi?

In cosa consiste l’uva senza semi

L’uva apirena, cioè che non produce semi, non è stata creata dall’ uomo, come molti tendono a pensare. È, infatti, un fenomeno completamente naturale, in cui l’uomo, per una volta, non centra. L’apirenia è fisiologica per alcune varietà, come la sultanina, mentre può essere patologica nel caso di varietà che invece dovrebbero contenere semi.

L’ assenza di semi nell’acino d’uva è dovuta alla partenocarpia, che consiste nella formazione dei frutti senza la fecondazione. Questa mancata fecondazione, come accade per l’uva di Corinto, è provocata da cause interne, come granelli pollinici il cui tubetto non raggiunge l’ovulo o che anche se a contatto con lo stigma non germinano. Per l’uva sultanina, invece, la partenocarpia è causata dalla mancata funzionalità del gineceo, che non è fecondabile e il frutto, quindi, si sviluppa autonomamente.

Un po’ di storia

Già gli antichi greci avevano notato il fenomeno della mancanza di semi nell’uva, infatti il termine apirene deriva dal greco ἀπύρηνος, composto a sua volta da ἀ- privativa e da πυρήν, seme.

In molti vasi e monete, trovati sia sul suolo Ellenico che in Magna Grecia (cioè sud Italia), sono raffigurati grappoli di quest’ uva, che prende infatti il nome di uva di Corinto.

Produzione e usi

In questo tipo di uva dove si verifica l’impollinazione senza la fecondazione e quindi la produzione dell’embrione, manca il seme. Gli acini si sviluppano grazie all’impollinazione, che provocando la produzione di ormone della crescita, fa moltiplicare le cellule dell’ovario come se la fecondazione avvenisse realmente. L’effetto è quindi passeggero e per questo gli acini rimangono più piccoli. Il mercato vorrebbe, però, grappoli grandi costituiti da acini altrettanto grossi e belli. Perciò si ricercano nuovi incroci con grappoli e acini di maggiore dimensione, si provano a stimolare le viti con fitormoni di sintesi, si modificano i metodi di allevamento e concimazione per ottenere chicchi di maggiori dimensioni.

L’ uva senza semi, oggi, ha acquisito una grande popolarità, soprattutto per la comodità di non avere l’impiccio dei vinaccioli da togliere, ciò la rende molto apprezzata per il consumo come snack e gradita ai bambini. Anche in pasticceria quest’uva è molto apprezzata per la praticità ed è usata soprattutto per i dolci tradizionali, come il panettone e la colomba.

 

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