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La leggenda del Frutto del Drago

Il frutto del drago o pitaya è originario delle Ande, ma si è subito diffuso anche in Asia. Diverse sono le leggende che accompagnano la storia della pitaya, frutto che da sempre ha affascinato ipopoli non solo per il suo sapore, ma sopratutto per il suo colore e la sua forma.

La leggenda narra che in Cina non era considerato un vero e proprio frutto ma un uovo di drago formato dal fuoco solidificato. Infatti, secondo gli antichi cinesi, era stato il respiro infuocato di un drago a creare questo frutto.

Un’altra leggenda narra che durante i valorosi soldati consegnavano questi frutti al loro imperatore dopo aver sconfitto gli avversari, come simbolo di vittoria. Una volta che i soldati mangiavano questo frutto, infatti, acquistavano forza e diventavano ancora più valorosi.

Così, durante i secoli, nel folklore popolare è rimasta la credenza delle innumerevoli qualità del frutto e delle sue proprietà nutrizionali.

Caratteristiche della Pitaya

Queen of the night è il nome alternativo della pitaya. I suoi fiori bianchi sbocciano sempre di notte e non appena sorge il giorno i petali diventano secchi facendo intravedere il frutto che si svilupperà di lì a poco. 

La pianta può fruttificare anche 6 volte durante l’anno. Il frutto del drago può essere coltivato sia per la bellezza dei suoi fiori che per i suoi frutti. Vive  bene in tutte le zone in cui vengono coltivati gli agrumi (come per esempio il sud Italia) e resiste fino a 3 gradi sotto zero.

pitaya frutto del dragone

Pianta della pitaya

Tipica dell’America Centrale e di paesi come Messico, Costa Rica, Nicaragua e Guatemala, dei quali è originaria, la pianta della pitaya è molto bella anche come ornamentale.

E’ simile ad una palma, i cui rami possono anche raggiungere 12 metri di lunghezza e, al termine si trovano frutti rossicci, violacei o gialli, a seconda delle varietà. I frutti, grandi più o meno come un’arancia, presentano al loro interno una polpa profumata e dolciastra (bianca o viola), morbida e ricca di piccoli semi neri, commestibili anche questi ultimi e molto più piccoli rispetto a quelli del fico d’India o della maracuja o del passion fruit.

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